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Qui Torino – L’antico manoscritto ritrovato
Ottima accoglienza e sala piena ieri sera all’Archivio di Stato di Torino, per la presentazione del volume di Chiara Pilocane “Nezer ha- qodesh mi-Savoia, che vuol dire Divina Corona di Savoia“, (FBCEI- Giuntina, 2013).
Il volume prende in esame un manoscritto di 15 carte, prodotto dall’ebreo Diodato Segre e dedicato al Duca di Savoia Carlo Emanuele I nel 1622. Un’opera eccezionale composta in parte in prosa e in parte poesia, in lingua italiana ed in ebraico.
A presentare il testo si sono succeduti Andrea De Pasquale, direttore
della Biblioteca Nazionale Universitaria, l’autrice Chiara Pilocane, Micaela Procaccia della Direzione Generale Archivi del MiBACT e Isa Ricci Massabò, già direttore dell’Archivio di Stato di Torino.
La discussione è stata presieduta da Dario Disegni, presidente della Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia, ente il cui sostegno, attraverso un’apposita borsa di studio, ha reso possibile la ricerca.
La serata si è aperta con l’indirizzo di saluto del direttore dell’Archivio di Stato di Torino, M. Barbara Bertini, che ha voluto sottolineare l’orgoglio per il lavoro della Pilocane, diplomatasi proprio all’Archivio di Stato di Torino, e per il suo lavoro in cui dimostra una seria conoscenza del testo e del contesto dell’opera presa in esame.
Dario Disegni, dopo aver rivolto ringraziamenti sentiti alla direttrice per la concessione di uno spazio così prestigioso, ha sottolineato l’impegno della FBCEI nel sostegno di un lavoro originale che ben riflette gli obiettivi di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale ebraico italiano promossi dalla Fondazione.
Nel suo intervento Andrea De Pasquale ha condiviso la speranza di poter attivare a Torino un percorso di valorizzazione dei fondi ebraici della Biblioteca Nazionale Universitaria e di continuare in questo modo il lavoro svolto come direttore della Biblioteca Palatina di Parma.
De Pasquale ha ricordato come il rapporto fra Torino e Parma si snodi sul fil rouge degli studi ebraici, portando ad esempio due importanti figure piemontesi del Settecento: l’abate Gian Bernardo De Rossi e il tipografo Gianbattista Bodoni.
De Pasquale ha concluso ricordando come all’interno del fondo ebraico della Biblioteca Nazionale Universitaria quello manoscritto sia la parte a cui sono stati dedicati più studi. Il direttore ha quindi lanciato un invito a proseguire le ricerche dedicando attenzione alla miniera quasi inesplorata costituita dal fondo delle edizioni a stampa, composta da esemplari databili al XV, XVI e XVII secolo.
De Pasquale ha voluto chiudere sottolineando la straordinarietà dello studio di Pilocane, da considerare quale primo tassello del percorso della valorizzazione dei beni ebraici della Biblioteca Nazionale Universitaria, augurandosi che la FBCEI voglia continuare a sostenere e a contribuire a questo lavoro. Pilocane ha voluto ringraziare la FBCEI; Giacomo Saban, direttore della Rassegna Mensile di Israel; Daniel Vogelmann, fondatore della casa editrice Giuntina; l’Archivio di Stato di Torino e la Biblioteca Nazionale Universitaria.
L’autrice ha quindi esposte le numerose peculiarità storiche e letterarie del Nezer ha-qodesh mi-Savoia. Il testo è infatti uno degli 11 manoscritti sopravvissuti per intero all’incendio che all’inizio del secolo colpì la Biblioteca Nazionale.
Il componimento è di notevole interesse letterario: i versi si presentano sia in ebraico che in italiano ma, al contrario di opere a noi note, le ottave in italiano non sono traduzioni del testo in ebraico ma poesie a se stanti.
Il testo riveste anche un importante valore documentario, sia per i dati storici forniti direttamente dall’autore, dati che hanno permesso di ricostruire la storia della composizione e di Diodato Segre, che per le notizie sull’ambiente sociale e culturale della Torino ebraica seicentesca che si possono evincere da una lettura critica del manoscritto.
Proprio su questo aspetto si è soffermata la riflessione di Micaela Procaccia, che ha richiamato l’attenzione sulla difficoltà dello studio della storia degli ebrei d’Italia. Una questione che ricorre è infatti il tentativo di individuare un punto di equilibrio e uno di separazione fra la storia nazionale e la storia di
minoranza.
L’autore del Nezer ha-qodesh mi-Savoia testimonia con la sua opera che la netta separazione imposta dalla legge non si concretizzava in una completa chiusura sociale e culturale, ma che anzi i due mondi, maggioritario ed ebraico, continuarono ad essere in contatto, arricchendosi a vicenda.
La serata si è conclusa con l’intervento di Isa Ricci, già direttore dell’Archivio di Stato di Torino, che ha ricordato come dietro ad ogni studioso ci sia una storia, complimentandosi con la tenacia di Pilocane e augurandosi che la società torni a restituire il giusto onore agli studi umanistici che arricchiscono la nostra cultura.
Onore attribuito giustamente all’autrice e al suo studio che, bastino gli interventi della serata, ha già sollevato e solleverà un vivace dibattito culturale.

Sharon Reichel

(31 ottobre 2013)

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